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Simpatizzare o abbracciare la pratica?

Simpatizzare o abbracciare la pratica?

Molti di noi si sono avvicinati alla Mindfulness con curiosità e apertura e, man mano che ne hanno colto  i principi fondamentali di presenza, gentilezza, non giudizio, ne sono rimasti affascinati, iniziando a “simpatizzare”.

Quando si simpatizza con qualcuno, lo si frequenta, gli si sorride, lo si ascolta e si passa insieme del tempo di qualità, una serata piacevole, stimolante, arricchente.
Avviene anche con la pratica, si frequentano i corsi, gli intensivi, affascinati dall’idea di lasciar andare pensieri angoscianti su passato e futuro e vivere pienamente, senza troppi filtri e paure il nostro presente. È una sensazione bella e spesso crediamo sia tutto.
Ma, avete presente quel momento in cui si passa dal sorridere a qualcuno che ci piace, ad avvicinarci fiduciosi ed esitanti, varcare la soglia dell’imbarazzo e dell’incertezza, e iniziare una comunicazione più fisica che può sfociare in un abbraccio?
Ecco quando iniziamo a introdurre la mindfulness ogni giorno nella nostra vita, nei nostri gesti e nelle nostre azioni, con la pratica formale e informale, e con la scelta di vivere la nostra vita in modo più attento, autentico e consapevole, siamo un po’ così, stiamo varcando quella soglia, quella dell’incertezza che precede un contatto più intimo e profondo, ci stiamo avvicinando ad “abbracciare” la pratica!
Abbracciare è un gesto di accoglienza e di ascolto, che non richiede parole ma comunica tutto. Calore, affetto, presenza. Abbracciare la pratica significa mollare il controllo, abbandonarsi con fiducia all’ascolto di sé e dell’altro, in modo gentile e accogliente. Senza preferenza, abbracciare le parti di noi più sofferenti, quelle che amiamo meno o detestiamo proprio. Abbracciare la pratica significa perdere un po’ i confini, quei confini a volte rigidi con cui ci auto-definiamo e ci auto-limitiamo. Abbracciare la pratica significa perdere la separazione tra pratica e vita e considerare ogni cosa che ci accade come una occasione per scegliere di essere felici, veri, autentici.
Ma che tipo di abbraccio è auspicabile con la pratica?

Anni fa ballavo il tango e ho scoperto che ci sono molti tipi di abbracci e che avrei capito che tipo di esperienza di ballo avrei avuto nel momento iniziale, silenzioso e invitante dell’abbraccio. Non mi importava della capacità tecnica del ballerino, che pure avrebbe fatto una grande differenza, ma dell’intenzione con cui la persona si avvicinava e mi porgeva le braccia. Ci sono persone che ti abbracciano veramente, delicatamente, con rispetto, con l’intenzione di conoscerti, accoglierti e farsi accogliere, per un ballo o per un tratto di vita. Ci sono invece abbracci invadenti, asimmetrici. Abbracci presuntuosi e arroganti. Abbracci freddi e formali. Abbracci dipendenti e pesanti. Non tutti gli abbracci dunque sono auspicabili.
Credo che la pratica possa essere abbracciata con fiducia, ogni giorno in modo diverso, rispettando le proprie esitazioni ma provando a osare. Perché dunque non iniziare a varcare la soglia della simpatia iniziale e scaldare le braccia?
Prendi te come esempio.
Tu sei unico e anche io sono unica.
Ma se ti abbraccio non sei più solo e nemmeno io sono più sola. – D. Grossman
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