La Mindfulness
entra in azienda.

Ma quanto è semplice praticare la mindfulness?

Ma quanto è semplice praticare la mindfulness?

Molto spesso mi viene chiesto con stupore come faccia a trovare il tempo per praticare quotidianamente la Mindfulness con 3 figli e un lavoro impegnativo che mi porta ogni giorno in una città diversa. Oggi mi sono presa il tempo di raccontarvi la mia pratica mattutina, così da lasciarvi qualche spunto di riflessione su quanto sia facile in realtà meditare.

Essendo la pratica una occasione per portare un’attenzione amorevole a ciò che ci accade, la possiamo “fare” ovunque, in qualunque momento della nostra giornata e con chiunque noi siamo in quel momento. Ho messo tra virgolette la parola fare, perché in realtà non c’è nulla da fare, semmai si tratta di esserci, essere presenti a ciò che ci accade, accoglienti di quello che avviene nella nostra esperienza e liberi di scegliere cosa fare o non fare.

Questa mattina, mi sono svegliata verso le h7, ho aperto gli occhi e mi sono accorta di alcuni indolenzimenti nel corpo, li ho ascoltati e ho fatto alcuni piccoli movimenti in consapevolezza per allungarmi nel letto. Ho aperto gli occhi e ho osservato la luce del giorno che filtrava dalla finestra, il cinguettio degli uccelli e alcuni suoni in lontananza dalla strada. In automatico ho guardato l’orologio, in realtà non era un informazione fondamentale per me in quel momento sapere che ore fossero. Questo automatismo ha attivato un pensiero che mi ha portato lontano dal qui e ora. Ho pensato che era presto e che, essendo domenica, avrei potuto dormire di più. L’emozione che è arrivata insieme a questo pensiero è stata di fastidio e di dispiacere. A questo punto è tornata in primo piano la mia intenzione di stare bene, mi sono connessa al respiro e ho ascoltato un desiderio, il desiderio di uscire a camminare. Era il mio corpo e la mia mente che me lo chiedevano, sentivo il bisogno di percepire l’aria fresca mattutina sulla mia pelle e fare una passeggiata in mezzo alla natura (ho la fortuna di vivere in un posto molto verde).

Mi sono alzata, lavata e vestita provando a non pensare ad altro e senza correre. Ho ascoltato il mio stomaco che mi chiedeva di alimentarmi e ho fatto colazione da sola – con uno yogurt, dei biscotti e del miele – mentre i miei figli ancora dormivano. A questo punto è arrivato un pensiero: è giusto che io vada a camminare mentre loro dormono ancora? Succederà qualcosa di pericoloso in mia assenza? Avranno bisogno di me? Questi pensieri mi hanno suscitato una emozione di ansia, che ho sentito nel corpo come una lieve accelerazione del respiro e del battito cardiaco. Io abito accanto a mia sorella e a mia madre e i miei figli sono abbastanza grandi. Ho fatto una breve valutazione di rischio/opportunità e ho scelto di fare una camminata attorno a casa, avvisando tutti della mia breve assenza.

Quando sono uscita ero serena, mi sono concentrata sulle sensazioni fisiche del momento: sentivo il freddo dell’aria sulla pelle, il profumo dell’erba del prato, la luce del sole che filtrava tra i rami delle piante, i colori cangianti delle foglie: verdi, gialle, marroni, con tutte le sfumature possibili. Ho iniziato a camminare e mi sono accorta di un dolorino nella zona lombare, ho allungato le breccia verso l’alto e, fermandomi, ho fatto alcune torsioni del busto, che mi hanno dato sollievo. Sono venuti a trovarmi dei pensieri, sui programmi della giornata e sulle cose da fare, e a ben ricordare anche sulle cose che i miei figli avrebbero dovuto fare (principalmente compiti e impegni sportivi). Per qualche minuto ho camminato in automatico, senza accorgermi di dove mi trovassi e di ciò in cui ero immersa. Appena me ne sono accorta mi sono ancorata al qui e ora, ho fatto un respiro e sono tornata in contatto con il mio corpo e con il mondo attorno a me. Ho notato che la temperatura del corpo era salita, avevo iniziato a sudare e ho deciso di alleggerire il mio abbigliamento, togliendo la felpa. Ho quindi sentito immediatamente il cambio di temperatura, accompagnato dall’arrivo di una preoccupazione e un pensiero: mi ammalerò prendendo freddo ora che sono sudata? Questo pensiero mi ha permesso di scegliere di legare la felpa sulle spalle e coprirmi la zona delicata della gola, facendomi tornare in una condizione di agio e spensieratezza.

Quando sono rientrata a casa, i miei figli si stavano svegliando e abbiamo preparato insieme la colazione per loro. Ero molto rilassata e serena, questo mi ha aiutato a non corrergli dietro e a rispettare i loro tempi lenti, provando a non giudicarli, ma ad accoglierli. Mi sono poi messa in ascolto dei loro discorsi, provando a non interromperli e a stare con quello che portavano. Una delle difficoltà che vivo spesso è che mentre io vorrei parlare con loro, loro non fanno altro che ridere, scherzare e prendersi in giro l’uno con l’altro, arrivando spesso a battibeccare, se non a litigare. Qui lo scontro è tra la mia aspettativa – fare un discorso tutti insieme – e la realtà dei loro desideri – giocare e stuzzicarsi reciprocamente, ..
ma questa è un’altra pratica (molto più difficile!) di cui, se vorrete, vi racconterò in un altro post!

Prossimi corsi di Mindfulness nelle città di Milano, Monza (MB), Galbiate (LC), Sedico (BL)
Conduce la dott.ssa Valeria Degiovanni, psicologa e psicoterapeuta, istruttore senior di protocolli Mindfulness based del Centro Italiano Studi Mindfulness di Roma
Per info e approfondimenti scrivere a info@mindfulorganization.it