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La Mindfulness
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Uscire dalle routine relazionali con l’aiuto della neo-corteccia

Uscire dalle routine relazionali con l’aiuto della neo-corteccia

Pubblicato il: 17 novembre 2018 alle 11:21 am

Uscire dalle routine relazionali è davvero un’impresa titanica ma di grande trasformazione personale, psicologica e fisica!

Non è affatto semplice abbandonare gli schemi mentali con cui ci orientiamo nella realtà, che ci guidano e ci rassicurano e sono talmente radicati da essere spesso inconsapevoli. La nostra mente tende per esempio a classificare immediatamente le persone che incontriamo tra amiche e nemiche, persone di cui mi posso fidare e da cui devo stare alla larga, persone da cui mi aspetto qualcosa (aiuto, sostegno, compagnia, divertimento, sesso, amicizia, condivisione di una passione, di un viaggio, …) e persone da cui non mi aspetto nulla (distanti, lontane, diverse, incompatibili, …), persone attraenti e persone verso cui non proviamo alcun interesse. È un istinto di sopravvivenza che si è evoluto per riconoscere nel più breve lasso di tempo un potenziale pericolo, un nemico, una minaccia e, viceversa, un probabile partner sessuale e riproduttivo, e far sopravvivere la specie.

 

Una parte del nostro cervello, infatti, il cosiddetto cervello rettiliano, tronco encefalico e strati sovrastanti, evolutosi per primo più o meno 500 milioni di anni fa, è responsabile delle attività basilari come la respirazione, il battito cardiaco, il sonno, il sesso, gli impulsi più forti. Un secondo cervello, il sistema limbico, sviluppatosi sopra e attorno al primo, circa 200 milioni di anni fa, ha poi il compito di tradurre in emozioni gli impulsi e i segnali del cervello più antico, per aiutarci a ricordare i nostri sentimenti, chi li ha causati e dove eravamo quando li abbiamo provati. Con questo cervello abbiamo anche iniziato ad occuparci dei nostri figli e della loro sopravvivenza. Solo 3 milioni e mezzo di anni fa, con l’homo sapiens, il nostro cervello ha avuto un ulteriore scatto di crescita negli emisferi e si è sviluppato il cosiddetto terzo cervello, ovvero la neo-corteccia, responsabile dell’auto-regolazione emotiva, del controllo degli impulsi, della risoluzione di problemi complessi, della capacità di prendere decisioni, dell’attenzione intenzionale, dell’empatia e della cosiddetta meta-cognizione, ovvero la capacità di riconoscere e guardare i nostri pensieri.

 

Non dobbiamo commettere l’errore di classificare questi 3 cervelli, di cui siamo tutti dotati, come buoni o cattivi. Ognuno di essi infatti svolge una funzione fondamentale. Cosa sarebbe il sesso senza il cervello rettiliano? Come faremmo a tenerci lontani dal fuoco se non avessimo la memoria del nostro sistema limbico? Come potremmo fare scelte di vita complesse, come iniziare una relazione, intraprendere un viaggio, cambiare lavoro, senza la nostra corteccia pre-frontale?

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Pubblicato in Focus - Scritto da Valeria Degiovanni

Contatto e disagio, un binomio potente

Contatto e disagio, un binomio potente

Pubblicato il: 9 novembre 2018 alle 6:40 pm

 

Per scoprire qualcosa di nuovo in noi, per dare un nuovo colore, un nuovo suono, una nuova possibilità alla nostra vita, abbiamo bisogno di aprirci al contatto. Contatto con l’altro, con la natura, con noi stessi, contatto con le note più profonde, più nascoste e più difficili della nostra gamma esistenziale.

 

Dare nuovo senso alla vita attraverso il contatto, significa scoprire continuamente ciò che ci unisce e non ci separa. Ma da chi? Da cosa? Da chi siede accanto a noi in treno mentre andiamo al lavoro, dalla persona che attraversa la strada mentre siamo fermi al semaforo, dal fiore sbocciato inspiegabilmente tra le foglie morte, dal bambino che piange inconsolabile dall’altra parte del muro, dalla donna che ostenta il suo corpo su un cartellone pubblicitario, dal cane che abbaia al di là del cancello, dall’uomo che dorme sul ciglio della strada, dal ragazzo che beve una birra di troppo, dal timido tentativo di conoscenza di uno sconosciuto, da chi ci scrive un messaggio banale, da chi ci chiede come stiamo senza volerlo veramente sapere, da chi ci ama senza essere ricambiato, da chi ci odia, ci invidia, ci critica, da chi ci abbraccia all’improvviso e poi ci guarda da lontano, da chi si preoccupa per noi e ci cammina di fianco, da chi ci pensa senza dirlo, da chi ci vuole bene senza saperlo, …

 

Aprire le nostre solitudini alle solitudini del mondo, sporgersi in avanti e perdere l’equilibrio, alzare gli occhi e incontrare l’altro, senza paura, presunzione e giudizio, con il cuore aperto, lo sguardo curioso, il sorriso pronto, questo è il contatto che ci trasforma e ci permette di conoscere nuove parti di noi, trasformare le nostre vite e viverne di nuove.

 

Ma come si fa? 

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Pubblicato in Focus - Scritto da Valeria Degiovanni

Senza giudizio o spregiudicati?

Senza giudizio o spregiudicati?

Pubblicato il: 28 ottobre 2018 alle 11:46 am

Quando si coltiva il non giudizio nella propria vita si perdono molti pudori.

Soprattutto in ambito relazionale, iniziamo a lasciar andare tante sovrastrutture, culturali e personali, che rendono i rapporti statici, confinati dentro schemi ripetitivi, privi di creatività.

Togliere il giudizio dalle relazioni è un bel regalo che facciamo prima di tutto a noi stessi, ma anche all’altro, spogliandoci di quegli abiti che offuscano la nostra bellezza più autentica. La bellezza delle imperfezioni, degli errori, delle parti di noi buffe e strane, di quelle che odiamo o detestiamo, di quelle dispettose o vanitose, e di quelle che nascondiamo con convinzione al mondo.

E’ bellissima la sensazione di essere nudi di fronte all’altro, senza maschere e senza finzioni.

Quello che possiamo notare, in queste situazioni, è che più siamo spontanei e genuini più l’altro si mostra a noi in modo speculare. Ed è davvero intensa l’esperienza di intimità che si crea, ci si tuffa l’uno dentro l’atro non importa se per un attimo, per una notte o per un tratto di vita intero.

All’inizio non ce ne accorgiamo, agiamo secondo copioni già scritti e imparati a memoria, in una memoria ancestrale a volte, di cui pensiamo di essere costituiti e non vestiti. Forse perché non si tratta di un abito scelto da noi, ma di un regalo del nostro passato, della nostra storia e della storia dei nostri antenati, crediamo di esserne impastati, irrimediabilmente.

Ma non è così, …

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Pubblicato in Focus - Scritto da Valeria Degiovanni

Simpatizzare o abbracciare la pratica?

Simpatizzare o abbracciare la pratica?

Pubblicato il: 11 settembre 2018 alle 4:15 pm

Molti di noi si sono avvicinati alla Mindfulness con curiosità e apertura e, man mano che ne hanno colto  i principi fondamentali di presenza, gentilezza, non giudizio, ne sono rimasti affascinati, iniziando a “simpatizzare”.

Quando si simpatizza con qualcuno, lo si frequenta, gli si sorride, lo si ascolta e si passa insieme del tempo di qualità, una serata piacevole, stimolante, arricchente.
Avviene anche con la pratica, si frequentano i corsi, gli intensivi, affascinati dall’idea di lasciar andare pensieri angoscianti su passato e futuro e vivere pienamente, senza troppi filtri e paure il nostro presente. È una sensazione bella e spesso crediamo sia tutto.
Ma, avete presente quel momento in cui si passa dal sorridere a qualcuno che ci piace, ad avvicinarci fiduciosi ed esitanti, varcare la soglia dell’imbarazzo e dell’incertezza, e iniziare una comunicazione più fisica che può sfociare in un abbraccio?
Ecco quando iniziamo a introdurre la mindfulness ogni giorno nella nostra vita, nei nostri gesti e nelle nostre azioni, con la pratica formale e informale, e con la scelta di vivere la nostra vita in modo più attento, autentico e consapevole, siamo un po’ così, stiamo varcando quella soglia, quella dell’incertezza che precede un contatto più intimo e profondo, ci stiamo avvicinando ad “abbracciare” la pratica!
Abbracciare è un gesto di accoglienza e di ascolto, che non richiede parole ma comunica tutto. Calore, affetto, presenza. Abbracciare la pratica significa mollare il controllo, abbandonarsi con fiducia all’ascolto di sé e dell’altro, in modo gentile e accogliente. Senza preferenza, abbracciare le parti di noi più sofferenti, quelle che amiamo meno o detestiamo proprio. Abbracciare la pratica significa perdere un po’ i confini, quei confini a volte rigidi con cui ci auto-definiamo e ci auto-limitiamo. Abbracciare la pratica significa perdere la separazione tra pratica e vita e considerare ogni cosa che ci accade come una occasione per scegliere di essere felici, veri, autentici.
Ma che tipo di abbraccio è auspicabile con la pratica?

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Pubblicato in Focus - Scritto da Valeria Degiovanni

Mindfulness e sessualità

Mindfulness e sessualità

Pubblicato il: 29 giugno 2018 alle 4:09 pm

In che modo la mindfulness può impattare su un aspetto fondamentale della nostra vita, personale e di coppia, che è la sfera dell’appagamento sessuale? Quanto la consapevolezza può fare la differenza? Abbiamo provato a rendere evidenti alcuni link:

  • Accettare la propria unicità e vederla come un valore
  • Conoscere il proprio corpo e saperne attivare la capacità sensoriale
  • Esprimere le emozioni e i desideri senza falsi pudori
  • Liberare il corpo dai vincoli della mente
  • Cavalcare l’onda delle pulsioni senza farsene travolgere
  • Sapersi fermare e prolungare il piacere
  • Riconoscere l’ansia da prestazione e farla scivolare via
  • Ascoltare i messaggi del corpo dell’altro con attenzione e senza presunzione
  • Assumere un atteggiamento giocoso e fanciullesco
  • Non cercare risultati, godersi ogni attimo, uscire dalla logica della performance
  • Esprimere in modo autentico quello che sentiamo, che vogliamo o non vogliamo
  • Accettare i propri limiti e le proprie imperfezioni
  • Non fingere, non recitare, dare voce alla nostra specifica e unica sensualità
  • Aprire i sensi, usarli tutti
  • Saper chiedere, saper dire di no
  • Sperimentare, osare, lasciar andare condizionamenti del passato
  • Incontrare l’altro senza aspettative e senza tabù
  • Dedicarsi l’uno all’altro senza fretta
  • Togliere il giudizio, prima, durante, dopo
  • Vivere il piacere come un’onda, senza attaccamento, senza repulsione
  • Rallentare, amplificare
  • Disconnettersi da tutto il resto
  • Liberare la nostra energia

ne trovate altri?

Pubblicato in Focus - Scritto da Valeria Degiovanni