La Mindfulness
entra in azienda.

Mindfulness & Business

Mindfulness & Business

Pubblicato il: 14 febbraio 2017 alle 1:33 pm

Mindfulness e Business, potrebbe sembrare un connubio strano o addirittura una contraddizione di termini. Invece, ormai da diversi anni, la Mindfulness è un tema molto discusso nel mondo economico.

Sono numerosissimi gli articoli che trattano di questo argomento (pensiamo al Time che titolava in copertina “The Mindful Revolution”) e che stanno riscuotendo un enorme successo le iniziative che mirano ad affrontare una delle maggiori sfide dell’epoca di oggi: la gestione dello stress.

Il CEO di Intermix Khajak Keledjian ha condiviso i suoi segreti per la pace interiore con The Wall Street Journal. Arianna Huffington, caporedattore di The Huffington Post, ha discusso di mindfulness su Thrive, il suo ultimo libro ne parla ampiamente. Altri imprenditori che meditano sono il CEO di Aetna Mark Bertolini, il CEO di Salesforce.com Marc Benioff e il CEO Zappos.com Tony Hsieh, per citarne solo alcuni.

“La riduzione dello stress e la consapevolezza non solo ci rendono più felici e più sani, ma sono un vantaggio competitivo provato per qualsiasi azienda.”

The Huffington Post

Proviamo a quantificare che impatto abbia sul conto economico lavorare in un ambiente con un basso livello di stress.

Troppo spesso imprenditori e manager credono, sbagliando, che mettendo pressione sui loro collaboratori ne aumenteranno le performance.  Quello che invece si potenzia è lo stress e le ricerche hanno ormai ampiamente dimostrato che alti livelli di stress generano alti costi sia per l’impresa che per i dipendenti.

Lo stress porta maggiori costi sanitari (malattie, incidenti, assenteismo,..) e un più elevato turnover (licenziamenti, trasferimenti, ..).

Uno studio condotto su dipendenti di varie organizzazioni ha evidenziato che le spese sanitarie dei dipendenti con alti livelli di stress erano il 46% più alte di quelle di organizzazioni simili, ma con livelli di stress più bassi. In particolare, lo stress lavoro correlato è collegabile a problemi cardiaci a carico delle coronarie, sia in termini di studi prospettici (in previsione di condizioni future) che retrospettivi (osservando condizioni passate). C’è da considerare anche l’impatto sul turnover: il 52% dei dipendenti ha riferito che lo stress li ha spinti a cercare un nuovo lavoro, a rifiutare una promozione o a lasciare il proprio lavoro.

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Pubblicato in FocusMindful Leader - Scritto da Valeria Degiovanni

E se ciò che pensiamo di noi non fosse del tutto vero?

E se ciò che pensiamo di noi non fosse del tutto vero?

Pubblicato il: 27 gennaio 2017 alle 7:51 pm

”Io sono fatto così” …

… mi piace avere tutto sotto controllo, le cose o le faccio bene o non le faccio, sono generoso, mi sacrifico, sono timido, sono un casinista, sono un perfezionista, non sopporto quelli che arrivano tardi, non riesco a stare fermo, mi innamoro sempre della persona sbagliata, non so dire di no, al lavoro sono quello che esce sempre per ultimo, non alzo mai la voce, non chiedetemi di parlare in pubblico, non chiedetemi di stare dietro le quinte, …

Vi siete riconosciuti in una qualunque di queste affermazioni?

“Io sono fatto così”, è una delle frasi con cui spesso ci presentiamo, ci raccontiamo (ce la raccontiamo!) e con cui invece, senza accorgercene, non facciamo altro che impedirci di:

  1. essere quello che siamo;
  2. essere quello che siamo in quel momento preciso, diverso da quello precedente e da quello che verrà;
  3. vedere tutte le sfumature emotive, sensoriali e di pensiero che ci descrivono proprio in quell’attimo, in quel luogo, con quella persona;
  4. accogliere e accettare con un sorriso le nostre tante contraddizioni;
  5. sperimentarci in piccoli o grandi cambiamenti che possono avere un impatto profondo nelle nostre vite! 

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Pubblicato in Focus - Scritto da Valeria Degiovanni

Mindfulness: più tempo, più idee, più calma, più salute!

Mindfulness: più tempo, più idee, più calma, più salute!

Pubblicato il: 9 gennaio 2017 alle 11:53 am

Sembra sempre di non avere tempo, .. ma quanto tempo perdiamo dentro ai nostri pensieri?

 

Quanto tempo consumiamo ad arrovellarci dentro a quel mondo di rimuginazioni, commenti, giudizi, condanne, sensi di colpa, percezioni di inadeguatezza, per ciò che è andato diversamente da come desideravamo, ci aspettavamo, ci veniva richiesto?

Quanto tempo perdiamo poi a formulare scenari possibili per le nostre vite e per le nostre giornate, lavorative e familiari, ricordandoci le tante cose da fare, anticipando possibili intoppi, provando  a prevedere l’imprevedibile e tentando di tenere tutto sotto controllo?

Avremmo più tempo se fossimo più focalizzati, meno distratti dai nostri pensieri e più aperti a ciò che viene!

Avremmo anche più idee, più nuove, essendo meno vincolati a quelle del passato o a quelle anticipate nelle nostre previsioni. Ci sentiremmo più liberi di creare, innovare, cambiare, avremmo meno paura di sbagliare.

Più tempo e più idee!

La mindfulness ci insegna a fare questo, ad accorgerci di tutte le volte che la nostra mente scappa, si attacca ai pensieri, si distrae dal momento presente, e a riportarla a casa, dentro il corpo che è sempre nel qui e ora. Con la mindfulness impariamo a essere completamente attenti e aperti a ciò che avviene, che ci piaccia oppure no, riducendo il tempo sprecato a pensare a come le cose sarebbero dovute andare. Siamo più leggeri e più pronti a rispondere agli eventi, alle circostanze, alle persone, ai mercati, per come si presentano oggi e non rigidamente in base a piani predefiniti e in quanto tali fallibili.

Più tempo, più idee e più calma!

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Pubblicato in Focus - Scritto da Valeria Degiovanni

La felicità è a portata di mano

La felicità è a portata di mano

Pubblicato il: 20 dicembre 2016 alle 9:00 am

Corsi Mindfulness in partenza a Milano e Monza da gennaio 2017

Ti capita di andare a letto con la mente piena di pensieri?
A volte ti succede che al mattino prima ancora di alzarti senti ansia all’idea di tutto quello che devi fare nella giornata?
Quando vai al lavoro, ti succede mai di guidare con il pilota automatico e trovarti a destinazione (a volte sbagliata!) senza che neanche ti sia accorto di ciò che c’era per strada, perso totalmente nei tuoi pensieri?
Ti succede di accorgerti di non essere totalmente focalizzato su quello che stai facendo, ma distratto da mille stimoli (persone, telefonate, mail, pensieri)?
Quando ti arriva un messaggio, ti è mai capitato di non riuscire a posticipare la lettura a un momento successivo ma sentirti in dovere di essere subito rintracciabile e connesso?
Quante volte ti è capitato di alzare la testa, guardare l’orologio e accorgerti che la giornata è passata senza che neanche te ne rendessi conto?
Ti è mai successo di perdere il controllo in un momento di rabbia e dire cose di cui poi ti penti, a casa con il tuo partner o con tuo figlio oppure al lavoro con un collega, un capo, un collaboratore?
Hai mai portato a letto un dispositivo elettronico rimanendo connesso a un gioco o a un social fino ad addormentarti magari con il telefono in mano?
Talvolta la notte ti svegli dopo qualche ora di sonno, con il cervello completamente acceso e non riesci più a riaddormentarti, ti giri e rigiri nervoso nel letto per ore?

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Pubblicato in Focus - Scritto da Valeria Degiovanni

Una domanda da farsi ogni giorno per stare bene!

Una domanda da farsi ogni giorno per stare bene!

Pubblicato il: 5 dicembre 2016 alle 11:42 am

Da quando ho iniziato, attraverso la mindfulness, ad ascoltarmi momento per momento ho scoperto che ogni giorno sono diversa, che non c’è nulla di stabile, né dentro né fuori di me. E allora è importante che ogni tanto io mi fermi e mi domandi: come sto?

Ho imparato a chiedermelo ogni giorno, anche più volte al giorno, in modo gentile e curioso, dando molta importanza alla ricerca di una risposta sincera e dettagliata, che accolga emozioni, pensieri e sensazioni corporee. Non mi basta più dire o dirmi che sto abbastanza bene, ho la curiosità di sapere di cosa è fatto questo bene.

Se un giorno mi sento inquieta, voglio ascoltare la mia inquietudine e dargli un nome, riconoscerne le espressioni nel corpo e individuare i pensieri che la alimentano. Il nome che trovo per dare espressione al mio sentire è un nome passeggero, che, proprio nel momento in cui lo pronuncio, scivola via e si trasforma in qualcosa di leggermente diverso. Ho notato che

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Pubblicato in Focus - Scritto da Valeria Degiovanni